Lista articoli su riscaldamento globale - Icona Meteo IconaMeteo.it - Sempre un Meteo avanti Mon, 09 Dec 2024 09:39:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 https://www.iconameteo.it/contents/uploads/2019/12/Favicon-150x150.png Lista articoli su riscaldamento globale - Icona Meteo 32 32 2024: anno record per il riscaldamento globale. Dati allarmanti https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/2024-anno-record-per-il-riscaldamento-globale-dati-allarmanti/ Mon, 09 Dec 2024 09:26:43 +0000 https://www.iconameteo.it/?p=79167 2024 riscaldamento globaleIl 2024 si avvia a essere l’anno più caldo mai registrato, confermando la crescente urgenza di affrontare la crisi climatica globale. Secondo il servizio Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) con il supporto della Commissione Europea, i dati di novembre confermano un andamento preoccupante …

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Il 2024 si avvia a essere l’anno più caldo mai registrato, confermando la crescente urgenza di affrontare la crisi climatica globale. Secondo il servizio Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) con il supporto della Commissione Europea, i dati di novembre confermano un andamento preoccupante per il riscaldamento globale.

Novembre 2024: un mese da record per il riscaldamento globale 

Il mese di novembre 2024 si è classificato come il secondo più caldo a livello globale, con una temperatura media di 14,10°C, ben 0,73°C al di sopra della media per il periodo 1991-2020. Questo dato posiziona novembre 2024 appena dietro a novembre 2023. Ancora più significativo, il mese è stato 1,62°C sopra i livelli preindustriali, rendendolo il 16° mese, su un periodo di 17, in cui la temperatura media globale ha superato la soglia critica di 1,5°C rispetto all’era preindustriale.

Dal gennaio al novembre 2024, la temperatura media globale si è attestata a 0,72°C sopra la media del periodo 1991-2020, segnando il dato più elevato mai registrato per questo intervallo temporale. Con queste premesse, gli esperti considerano ormai certo che il 2024 supererà ogni record precedente, superando di oltre 1,5°C i livelli preindustriali.

Crediti: Copernicus

Situazione in Europa e nel resto del mondo

Nonostante il riscaldamento globale generalizzato, l’Europa non ha registrato un mese di novembre eccezionalmente caldo rispetto ai record storici. La temperatura media europea è stata di 5,14°C, solo 0,78°C sopra la media del periodo di riferimento. Tuttavia, il continente ha mostrato forti variazioni regionali: temperature sopra la media nel nord della Russia e nel nord-est e sud-ovest dell’Europa, mentre il sud-est europeo ha registrato valori sotto la media.

A livello globale, le temperature sono state significativamente superiori alla media in Canada orientale, negli Stati Uniti centrali ed orientali, in Messico, Marocco, Siberia e Australia. Tuttavia, alcune regioni hanno mostrato anomalie termiche negative, come gli Stati Uniti occidentali, parte dell’Africa settentrionale e gran parte dell’Antartide.

Temperature degli oceani e ghiacci marini

Gli oceani continuano a registrare temperature preoccupanti. La temperatura media della superficie marina per novembre 2024 è stata di 20,58°C, la seconda più alta mai registrata per il mese. Nonostante segnali di un possibile ritorno a condizioni di La Niña, molte aree oceaniche mantengono temperature eccezionalmente elevate.

Sul fronte dei ghiacci la situazione è altrettanto critica. L’estensione del ghiaccio marino artico è stata la terza più bassa mai registrata per novembre, con un deficit del 9% rispetto alla media. Nell’emisfero australe, l’Antartide ha raggiunto la più bassa estensione mensile per novembre, con un calo del 10% rispetto alla media, proseguendo una tendenza negativa che ha caratterizzato il 2023 e il 2024.

Condizioni idrologiche e precipitazioni

Novembre 2024 ha mostrato un quadro idrologico variabile. In Europa, molte regioni occidentali e centrali hanno sperimentato precipitazioni sotto la media, mentre piogge abbondanti hanno interessato l’Islanda occidentale, il Regno Unito meridionale, la Scandinavia settentrionale e parti del Mediterraneo. Nel resto del mondo, condizioni più umide della media si sono osservate negli Stati Uniti, in Australia e in gran parte del Sud America, mentre siccità persistenti hanno colpito il sud-ovest degli Stati Uniti, il Brasile, il Corno d’Africa e il sud della Cina.

Dichiarazioni degli esperti

Samantha Burgess, vicedirettrice del C3S, ha sottolineato che il 2024 sarà probabilmente il primo anno interamente sopra la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Tuttavia, ha aggiunto che questo non implica il fallimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ma rappresenta un campanello d’allarme per intensificare gli sforzi globali contro il cambiamento climatico.

I dati raccolti da Copernicus non lasciano spazio a dubbi: il riscaldamento globale continua a intensificarsi, con conseguenze sempre più evidenti su temperature, ghiacci e precipitazioni. L’urgenza di un’azione climatica globale non è mai stata così evidente, e il 2024 rappresenta un altro monito per il futuro del nostro pianeta.

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CLIMA, raddoppia la possibilità di raggiungere +1.5°C nei prossimi 5 ANNI https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/clima-raddoppia-la-possibilita-di-raggiungere-1-5c-nei-prossimi-5-anni/ Fri, 28 May 2021 08:06:05 +0000 https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/clima-raddoppia-la-possibilita-di-raggiungere-1-5c-nei-prossimi-5-anni/ Il clima continua a mandare segnali chiarissimi: non c’è più tempo. A confermarlo è l’ultimo aggiornamento climatico dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), secondo il quale c’è circa il 40% di possibilità che la temperatura globale media annuale raggiunga temporaneamente 1,5°C al di sopra del livello preindustriale in almeno uno dei prossimi cinque anni. Probabilità che aumentano …

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Il clima continua a mandare segnali chiarissimi: non c’è più tempo. A confermarlo è l’ultimo aggiornamento climatico dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), secondo il quale c’è circa il 40% di possibilità che la temperatura globale media annuale raggiunga temporaneamente 1,5°C al di sopra del livello preindustriale in almeno uno dei prossimi cinque anni. Probabilità che aumentano con il tempo. Esiste inoltre una probabilità del 90% che almeno un anno tra il 2021-2025 diventi il ​​più caldo mai registrato.

Clima, nei prossimi cinque anni raddoppia la possibilità di raggiungere temporaneamente +1,5°C

Secondo l’aggiornamento climatico dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, nei prossimi cinque anni la temperatura globale media annuale dovrebbe essere almeno 1°C più calda – compresa nell’intervallo 0,9°C – 1,8°C -, rispetto ai livelli preindustriali. La possibilità di raggiungere temporaneamente 1,5°C è quasi raddoppiata rispetto alle previsioni dello scorso anno. È molto improbabile (10% di possibilità) che la temperatura globale media annuale per l’intero periodo 2021-2025 sarà di 1,5°C più calda rispetto ai livelli preindustriali.

Clima, con impegni attuali riscaldamento globale a +2,4°C entro la fine del secolo

L’aggiornamento climatico ha inoltre stabilito che nel periodo 2021-2025 è probabile che quasi tutte le regioni, tranne alcune parti degli Oceani meridionali e del Nord Atlantico, siano più calde rispetto al recente passato (prendendo come media di riferimento il periodo 1981-2010). Ci saranno più cicloni tropicali nell’Atlantico rispetto al recente passato. Nel 2021, è probabile che l’Artico si sia riscaldato di oltre il doppio della media globale. Inoltre, il Nord America sudoccidentale sarà probabilmente più secco del recente passato mentre la regione del Sahel e l’Australia saranno probabilmente più umide.

Clima WMO
World Meteorological Organization – Anomalie medie annuali osservate di temperatura vicino alla superficie (° C, in alto), pressione (hPa; al centro) e precipitazioni (mm / giorno, in basso) rispetto al periodo 1981-2010. La colonna di sinistra mostra l’anno 2020, la colonna di destra si riferisce alla media del quinquennio 2016-2020. Le temperature sono una media di tre set di dati osservativi: HadCRUT5 (Morice et al., 2021, aggiornato), NASA-GISS (Hansen et al., 2010, aggiornato) e NCDC (Karl et al., 2015, aggiornato). La pressione a livello del mare è HadSLP2r (Allan e Ansell, 2006, aggiornato). La precipitazione è GPCP (Adler et al, 2003, aggiornato).

WMO: «Queste sono più che semplici statistiche»

«Queste sono più che semplici statistiche», ha detto il Segretario Generale del WMO, Prof. Petteri Taalas. «L’aumento delle temperature significa più ghiaccio che si scioglie, più alto livello del mare, più ondate di calore e altre condizioni meteorologiche estreme, e maggiori impatti sulla sicurezza alimentare, sulla salute, sull’ambiente e sullo sviluppo sostenibile».

«Questo studio mostra – con un alto livello di competenza scientifica – che ci stiamo avvicinando in modo misurabile e inesorabile all’obiettivo inferiore rispetto all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. È ancora un altro campanello d’allarme sul fatto che il mondo abbia bisogno di accelerare gli impegni per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e raggiungere la neutralità del carbonio», ha concluso il Professor Taalas.

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Clima, con impegni attuali riscaldamento globale a +2,4°C entro la fine del secolo https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/clima-con-impegni-attuali-riscaldamento-globale-di-24c-entro-la-fine-del-secolo/ Wed, 05 May 2021 07:33:42 +0000 https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/clima-con-impegni-attuali-riscaldamento-globale-di-24c-entro-la-fine-del-secolo/ La crisi del clima è un’emergenza che richiede il massimo impegno da parte di tutti i Paesi ricchi. Gli stessi che nel maxi summit virtuale organizzato da Joe Biden hanno innalzato i loro obiettivi. Secondo le previsioni del Climate Action Tracker, però, non è ancora abbastanza. Gli Stati Uniti hanno annunciato il proprio obiettivo per la riduzione …

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La crisi del clima è un’emergenza che richiede il massimo impegno da parte di tutti i Paesi ricchi. Gli stessi che nel maxi summit virtuale organizzato da Joe Biden hanno innalzato i loro obiettivi. Secondo le previsioni del Climate Action Tracker, però, non è ancora abbastanza.

Gli Stati Uniti hanno annunciato il proprio obiettivo per la riduzione delle emissioni

Clima, i nuovi obiettivi porteranno a un riscaldamento globale di 2,4°C entro la fine del secolo

Secondo le previsioni del Climate Action Tracker, i nuovi obiettivi climatici fissati dagli Stati Uniti e dalle altre nazioni ricche porteranno a un riscaldamento globale di 2,4°C entro la fine del secolo. Si tratta di un miglioramento di 0,2°C rispetto alla previsione precedente di 2,6°C ma ancora sostanzialmente al di sopra dell’obiettivo di Parigi di mantenere la temperatura a non più di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con l’aspirazione di limitare il riscaldamento a 1,5°C.

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I dati della nuova ricerca sono necessariamente incerti ma riescono comunque a rendere l’idea di quanto sia importante il contributo degli Stati Uniti, il secondo più grande produttore di emissioni al mondo dopo la Cina e di quanto ci sia ancora da fare. Perché gli obiettivi sono ancora raggiungibili, ma solo con piani climatici migliori e politiche adeguate da parte di tutti i Paesi ricchi.

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Emissioni, la Cina deve fare di più ma non è l’unica

Per raggiungere gli obiettivi climatici ed evitare che il riscaldamento globale superi gli 1,5°C, sarà necessario dimezzare le emissioni nei prossimi dieci anni. Affinché questo sia possibile, serve un maggior impegno da parte della Cina, vale a dire il più grande emettitore di gas serra del mondo. L’impegno climatico della Cina è infatti ancora insufficiente così come quello di India, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Turchia e Arabia Saudita.

I Paesi responsabili di circa la metà delle emissioni di gas serra globali hanno presentato un impegno per il clima, ma molti sono sotto pressione per rafforzarli poiché alcuni sono considerati troppo deboli, tra cui quelli di Australia, Russia, Messico e Brasile.

Possiamo ancora mantenere il riscaldamento globale entro +1.5°C?

Non solo impegno per il clima, ma anche e soprattutto politiche adeguate

Gli obiettivi climatici devono necessariamente accompagnarsi a politiche adeguate per il rispetto degli stessi. A tal proposito, Climate Action Tracker ha rilevato che per la maggior parte dei paesi le politiche sono molto indietro rispetto agli obiettivi e non rispettano gli impegni. L’analisi ha rilevato che, in base alle politiche attuali, il mondo dovrebbe riscaldarsi di 2,9°C.

Bill Hare, amministratore delegato di Climate Analytics, ha dichiarato sul Guardian: «È chiaro che l’accordo di Parigi sta guidando il cambiamento, spronando i governi ad adottare obiettivi più forti ma c’è ancora molta strada da fare, soprattutto considerando che la maggior parte dei governi non ha ancora messo in atto politiche per mantenere i propri impegni. I governi devono intensificare con urgenza la loro azione».

Questo decennio è considerato fondamentale per il futuro climatico del Pianeta, perché se le emissioni dovessero crescere ancora la crisi diventerebbe irreversibile. In attesa della Cop26, il maxi vertice sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a Glasgow a novembre, i Paesi dovrebbero elaborare nuovi piani per ridurre le emissioni da qui al 2030.

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Riscaldamento globale, «equatore già troppo CALDO per la sopravvivenza di alcune specie» https://www.iconameteo.it/primo-piano/riscaldamento-globale-equatore-gia-troppo-caldo-per-la-sopravvivenza-di-alcune-specie/ Sun, 11 Apr 2021 07:18:36 +0000 https://www.iconameteo.it/primo-piano/riscaldamento-globale-equatore-gia-troppo-caldo-per-la-sopravvivenza-di-alcune-specie/ Il riscaldamento globale ha reso l’oceano intorno all’equatore meno ricco di fauna selvatica, con condizioni già troppo calde per la sopravvivenza di alcune specie. A rivelarlo è un recente studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto da Scienziati dell’Università della Sunshine Coast, dell’Università di Auckland, dell’Università del Queensland e dell’agenzia …

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Il riscaldamento globale ha reso l’oceano intorno all’equatore meno ricco di fauna selvatica, con condizioni già troppo calde per la sopravvivenza di alcune specie. A rivelarlo è un recente studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto da Scienziati dell’Università della Sunshine Coast, dell’Università di Auckland, dell’Università del Queensland e dell’agenzia scientifica australiana, CSIRO.

Riscaldamento globale e biodiversità intorno all’equatore: le conseguenze potrebbero essere profonde e difficili da prevedere

La nuova ricerca ha preso in esame 48.661 specie marine tra il 1955 e il 2015 – dai grandi mammiferi marini come le balene alle meduse e ai coralli -, per dimostrare che la biodiversità marina ha subito gli effetti del riscaldamento climatico su scala globale. Il professor David Schoeman, coautore dello studio, ha affermato che a diminuire non sono state le specie marine che vivono sul fondo dell’oceano ma i pesci che nuotano liberamente in superficie. Con impatti significativi in termini di cibo per tutte quelle comunità che facevano affidamento sull’oceano. Schoeman spiega inoltre come potrebbero risentirne anche le economie delle aree in cui il turismo si fonda proprio sulla ricchezza della biodiversità marina.

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«Queste specie non sono scomparse, sono appena uscite dai tropici», ha spiegato Schoeman. «Non si sta verificando solo un riscaldamento graduale, ma si sovrappongono anche ondate di calore marine che stanno diventando sempre più frequenti e più gravi. E sono in parte responsabili del rapido movimento delle specie tropicali».

Oceano, fa già troppo caldo all’equatore per alcune specie. E non è finita qui

I risultati della ricerca dicono chiaramente che è già troppo caldo all’equatore per la sopravvivenza di alcune specie. L’oceano ha infatti assorbito circa il 90% del riscaldamento globale dagli anni ’70, principalmente a causa dell’inquinamento da combustibili fossili e della deforestazione. Schoeman avverte che il tasso di riscaldamento «sta diventando sempre più intenso» e continuerà per decenni anche con tagli ambiziosi alle emissioni di gas serra.

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Gli scienziati avevano già lanciato l’allarme sulle conseguenze del riscaldamento dell’oceano, affermando che potrebbe verificarsi una riorganizzazione radicale delle reti alimentari marine in tutto il mondo, portando al collasso il numero di specie e favorendo lo sviluppo di specie come le alghe.

L’oceano diventa sempre più caldo, sempre più in fretta: ecco perché è un problema

Il professor Ove Hoegh-Guldberg, biologo marino presso l’Università del Queensland ed esperto di come il cambiamento climatico sta influenzando gli oceani, ha affermato che era stato a lungo ipotizzato che quando le acque equatoriali si sarebbero riscaldate, le specie avrebbero iniziato a spostarsi. «Queste specie sono le uniche che possono tollerare le acque calde dell’oceano e quindi, se diventa troppo caldo, non ci sono specie che prendono il loro posto. Quindi si perde quella ricchezza». Proprio per questo è fondamentale studiare e comprendere gli effetti del riscaldamento sull’oceano.

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SICCITÀ negli USA: la peggiore degli ultimi 1200 anni https://www.iconameteo.it/news/siccita-negli-usa-la-peggiore-degli-ultimi-1200-anni/ Tue, 21 Apr 2020 15:41:34 +0000 https://www.iconameteo.it/?p=46371 Siccità negli Usa: la peggiore degli ultimi 1200 anniLa siccità in atto nel sud-ovest degli Usa potrebbe essere la peggiore degli ultimi 1200 anni. Ad affermarlo è uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Science. Un clima così arido non si sarebbe registrato dal IX secolo. Parliamo di un vero e proprio megadroughts, ossia di un periodo di siccità che si prolunga per …

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La siccità in atto nel sud-ovest degli Usa potrebbe essere la peggiore degli ultimi 1200 anni. Ad affermarlo è uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Science. Un clima così arido non si sarebbe registrato dal IX secolo. Parliamo di un vero e proprio megadroughts, ossia di un periodo di siccità che si prolunga per più di vent’anni. La causa, secondo i ricercatori, è rappresentata dall’emergenza climatica. In particolare, il riscaldamento globale rappresenterebbe, da solo, oltre il 50% del problema. Il caldo anomalo, d’altra parte, è un problema che attanaglia tutto il Pianeta. Proprio in questi giorni si registrano temperature record nei Balcani.

La ricerca ha esaminato gli anelli degli alberi su migliaia di ettari di territorio

Lo studio si è basato sull’analisi di centinaia di migliaia di ettari di territorio. A firmarlo, un gruppo di ricercatori della Columbia University. Una superficie che si estende attraverso nove Stati, dall’Oregon e dal Montana fino a California, Arizona, New Mexico e parte del Messico settentrionale. In particolare, i ricercatori hanno studiato gli anelli degli alberi. Questo perchè gli anelli degli alberi consentono di misurare la quantità di umidità presente nel suolo di secoli fa. Hanno poi fatto osservazioni meteorologiche sulla situazione in atto, confrontandola con i modelli climatici a disposizione. A dirlo è CBS News.

Secondo gli studiosi, il sud-ovest degli Usa sta vivendo la peggior siccità degli ultimi 1200 anni

Il team di ricercatori ha evidenziato che la parte sud-occidentale degli Usa, negli ultimi 1200 anni, ha vissuto già quattro megadroughts. La prima alla fine dell’800, la seconda a metà 1100, la terza nel 1200, la quarta alla fine del 1500. La siccità attuale sarebbe proprio paragonabile a quella di fine 1500. Per la precisione, parliamo degli anni collocati tra il 1575 e il 1603, come riporta CBS News. Entrambi i periodi siccitosi, quello attuale e quello della fine del XVI secolo, sono i peggiori degli ultimi 1200 anni.

La peggior siccità degli ultimi 1200 anni negli Usa è la causa di gravissimi incendi

Durante questi lunghi periodi siccitosi, l’aria estremamente calda ha prosciugato i terreni dalla loro umidità, rendendoli così estremamente aridi. “Questo sembra essere solo l’inizio di un inaridimento estremo del terreno. E intanto il riscaldamento globale continua“, affermano gli autori dello studio. E, intanto, la siccità causa gravissimi incendi. I roghi in California ne sono un esempio. Oltre a rappresentare una seria minaccia per l’approvvigionamento idrico della popolazione e la possibilità di irrigare i campi.

Il riscaldamento globale è all’origine dei periodi siccitosi

Sappiamo che questa siccità è stata favorita dal riscaldamento globale”, sottolinea l’autore principale dello studio, A. Park Williams. Bioclimatologo del Lamont-Doherty Earth Observatory presso la Columbia University, Williams dice al New York Times: “Man mano che passa il tempo, sarà sempre più difficile risolvere questo grave problema (…). Stiamo vivendo la siccità peggiore dell’epoca moderna. Una siccità paragonabile soltanto alle più gravi megadroughts del periodo preistorico”.

La situazione è destinata ad aggravarsi sempre più

Se non vengono attuati rimedi, la situazione andrà aggravandosi sempre più. E la siccità negli Usa non sarà più la peggiore degli ultimi 1200 anni. “Il riscaldamento globale causato dall’uomo e le sue ripercussioni sono probabilmente ancora all’inizio”. Lo riferiscono i ricercatori alla CNN. “L’entità delle prossime siccità nel Nord America e in altre zone del pianeta dipenderà per buona parte dalla quantità di gas serra emesso in atmosfera”. Un monito a porre sempre maggior attenzione all’emergenza climatica. Anche negli Usa, dove questa sensibilità pare essere ancora assopita e diluita in mezzo a tanti altri problemi.

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Emergenza Artico: bolle di metano sotto il permafrost. Cosa succede? https://www.iconameteo.it/news/video/emergenza-artico-bolle-di-metano-sotto-il-permafrost-cosa-succede/ Fri, 07 Feb 2020 10:10:53 +0000 https://www.iconameteo.it/?p=44445 Artico bolle di metanoUn nuovo allarme arriva dall’Artico: bolle di metano sotto il permafrost pronte a esplodere nell’atmosfera. Un nuovo studio di Science Advances mette in evidenza i rischi di un fenomeno che prende il nome di “termocarsismo“. I ghiacci, com’è noto, si sciolgono per effetto del riscaldamento globale. Di conseguenza il metano intrappolato in bolle al suo interno …

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Un nuovo allarme arriva dall’Artico: bolle di metano sotto il permafrost pronte a esplodere nell’atmosfera. Un nuovo studio di Science Advances mette in evidenza i rischi di un fenomeno che prende il nome di “termocarsismo“.

I ghiacci, com’è noto, si sciolgono per effetto del riscaldamento globale. Di conseguenza il metano intrappolato in bolle al suo interno fuoriesce, accrescendo ancora di più l’effetto serra. Il metano è notoriamente uno dei principali responsabili del riscaldamento globale, potenzialmente 25 volte più efficace dell’anidride carbonica.

Per studiare il fenomeno del termocarsismo la nave rompighiaccio svedese Oden ha percorso poco meno di 6000 chilometri nel Mar Glaciale Artico. Il team di ricercatori ha individuato alcune aree in cui le emissioni di metano risultano ben 25 volte superiori alla media. Si tratta di aree localizzate perlopiù nei Mari di Laptev, dei Ciukci e della Siberia orientale.

La notizia buona, per ora, è che il fenomeno appare localizzato e quindi non rilevante a livello globale. Ma – come precisa Katey Walter Anthony, biogeochimica dell’Università dell’Alaska – «non dovremo aspettare 200 o 300 anni per assistere ad un rilascio di metano dal permafrost su larga scala. Sta già succedendo, ma ad un ritmo non ancora elevato. Il picco avverrà nel giro di pochi decenni».

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