Lista articoli su eventi meteo estremi - Icona Meteo IconaMeteo.it - Sempre un Meteo avanti Mon, 17 Mar 2025 08:54:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 https://www.iconameteo.it/contents/uploads/2019/12/Favicon-150x150.png Lista articoli su eventi meteo estremi - Icona Meteo 32 32 Tornado negli Stati Uniti: il bilancio delle vittime sale a 36 https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/tornado-stati-uniti-vittime/ Mon, 17 Mar 2025 08:48:54 +0000 https://www.iconameteo.it/?p=79903 tornado stati unitiNel fine settimana una serie di tornado ha colpito gli Stati Uniti, causando devastazione in sei stati e uccidendo almeno 36 persone. Missouri, Arkansas, Mississippi, Alabama, Kansas e Texas sono tra gli stati più colpiti, con il Missouri che registra il maggior numero di decessi. Bakersfield, MO📍 Significant damage around the community of Bakersfield. Multiple …

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Nel fine settimana una serie di tornado ha colpito gli Stati Uniti, causando devastazione in sei stati e uccidendo almeno 36 persone. Missouri, Arkansas, Mississippi, Alabama, Kansas e Texas sono tra gli stati più colpiti, con il Missouri che registra il maggior numero di decessi.

Tornado negli Stati Uniti: la situazione attuale

Le tempeste hanno attraversato il Midwest e il Sud degli Stati Uniti prima di dirigersi verso la costa orientale. Attualmente, porzioni della Pennsylvania, New York e di altri stati del Mid-Atlantic e del Sud-Est sono ancora sotto allerta per venti pericolosi e possibili ulteriori tornado.
Secondo il National Weather Service, tra venerdì e domenica si sono verificati almeno 39 tornado, sebbene il numero debba ancora essere confermato ufficialmente. Nelle aree colpite oltre 340.000 persone sono rimaste senza elettricità.

Il Missouri è lo stato che ha subito il maggior impatto, con 12 morti in cinque contee. Il governatore Mike Kehoe ha dichiarato che una persona risulta ancora dispersa e che la distruzione si estende su 27 contee. Centinaia di edifici sono stati distrutti.

In Mississippi sei persone hanno perso la vita e 21 contee hanno subito danni. In Arkansas si contano tre morti e 32 feriti. In Kansas otto persone sono decedute in un maxi-tamponamento causato da una tempesta di polvere, mentre il Texas ha registrato tre vittime in incidenti stradali correlati al maltempo. L’Alabama riporta due vittime e danni in 52 contee su 67.

Con il rischio di nuove tempeste, le autorità invitano la popolazione a rimanere in allerta e a seguire le indicazioni delle autorità locali.

Tornado negli Stati Uniti: un fenomeno in aumento?

Gli eventi meteorologici estremi negli Stati Uniti stanno diventando sempre più frequenti e intensi per effetto del cambiamento climatico. La stagione dei tornado tende a intensificarsi in primavera, ma l’aumento dell’intensità e della frequenza di questi fenomeni suggerisce la necessità di politiche di adattamento più efficaci per ridurre i rischi per la popolazione e le infrastrutture.

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Crisi climatica: in 10 anni gli eventi meteo estremi aumentano del 485% in Italia https://www.iconameteo.it/primo-piano/crisi-climatica-in-10-anni-gli-eventi-meteo-estremi-aumentano-del-485-in-italia/ Tue, 31 Dec 2024 07:58:33 +0000 https://www.iconameteo.it/?p=79275 La crisi climatica è sempre più evidente e drammatica per la nostra Italia. A tracciare un bilancio degli eventi meteo estremi del 2024 è il report dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, redatto in collaborazione con il Gruppo Unipol, che mette in evidenza un aumento del 485% di eventi meteo estremi dal 2015 ad oggi: dieci …

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La crisi climatica è sempre più evidente e drammatica per la nostra Italia. A tracciare un bilancio degli eventi meteo estremi del 2024 è il report dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, redatto in collaborazione con il Gruppo Unipol, che mette in evidenza un aumento del 485% di eventi meteo estremi dal 2015 ad oggi: dieci anni fa erano stati 60 mentre nel 2024 sono stati 351 sull’intero territorio.

Crisi climatica in Italia: nel 2024 aumentano siccità e allagamenti

Per il terzo anno consecutivo gli eventi meteo estremi in Italia sono stati oltre 300, con un aumento di quasi 6 volte rispetto a dieci anni fa. A trainare il carro nel 2024 sono stati l’aumento dei danni da siccità prolungata (+54,5% rispetto al 2023), da esondazioni fluviali (+ 24%) e da allagamenti dovuti alle piogge intense (+12%), con un’Italia divisa in due tra poca e troppa acqua.  

I dati nel dettaglio: nel 2024 gli eventi meteo estremi hanno colpito maggiormente il Nord Italia

Il 2024 è stato segnato da 134 casi di allagamenti da piogge intense, 62 casi di danni da vento, 46 esondazioni fluviali che hanno causato danni, 34 eventi con danni da siccità prolungata, 30 danni da grandinate, 19 casi di frane causate da piogge intense, 9 danni alle infrastrutture, 8 da mareggiate, 2 al patrimonio storico e 1 caso di temperature record

Il Nord Italia risulta il più colpito con 198 eventi meteo estremi, seguito dal Sud 92 e dal Centro 61.  A livello regionale, quest’anno l’Emilia-Romagna con 52 eventi, è la regione più martoriata dalla crisi climatica, seguita da Lombardia (49), Sicilia (43), Veneto (41) e Piemonte (22). Tra le province svetta al primo posto Bologna con 17 eventi meteo estremi, seguita da Ravenna e Roma entrambe a quota 13, Torino con 12 e Palermo con 11. Tra le grandi città, la Capitale è quella più colpita con 8 eventi meteo estremi, seguita da Genova (7) e Milano (6). 

Gli eventi meteo estremi colpiscono anche i trasporti pubblici

Preoccupano anche i danni che gli eventi meteo estremi stanno causando ai trasporti pubblici: 22 quelli che nel 2024 hanno causato disagi e ritardi a treni e trasporto pubblico locale nella Penisola. Anche in quota gli effetti della crisi climatica sono sempre più evidenti, con ghiacciai sempre più sottili e in arretramento. Nel 2024, in Piemonte, lo zero termico in quota è arrivato a 5.206 metri, sfiorando il record di 9 anni fa, quando era salito fino a 5.296 metri. 

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Classifica delle regioni più colpite da siccità, esondazioni e allagamenti

Per quanto riguarda la siccità, le regioni più colpite sono state Sicilia (16 eventi), Sardegna (9), Basilicata (3). Sul fronte allagamenti spicca la Lombardia (con 25 eventi meteo estremi), seguita da Emilia-Romagna (22), Sicilia (15). In tema di esondazioni fluviali l’Emilia-Romagna è al primo posto (con 14 eventi), a seguire Lombardia (8), Veneto (5).  

Cosa deve fare l’Italia per farsi trovare meno impreparata?

“Nel 2024 l’Italia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è stata travolta da una nuova ondata di eventi meteo estremi e ancora una volta si è fatta trovare impreparata. Il Governo Meloni, in oltre due anni di attività, non ha messo in campo nessuna strategia di prevenzione con interventi mirati, che permetterebbero di risparmiare il 75% delle risorse spese per riparare i danni post emergenza, e non ha stanziato i finanziamenti necessari per le azioni prioritarie del PNACC, fondi non previsti neanche nella legge di bilancio appena approvata. Auspichiamo che nel 2025 da parte dell’Esecutivo ci sia un’assunzione di responsabilità diversa nella lotta alla crisi climatica: servono più risorse economiche e interventi su prevenzione, mitigazione e adattamento”.

“Tra gli eventi meteo estremi in crescita – aggiunge Andrea Minutolo responsabile scientifico di Legambientepreoccupa il fenomeno della siccità che a più riprese ha colpito in questi anni l’Italia. Simbolo di quest’estate il lago Pergusa, in provincia di Enna, ridotto più o meno ad una pozza. L’emergenza in Sicilia è figlia della siccità del Po del 2022 e di un trend collegato alla crisi climatica in continua evoluzione che rappresenta un monito severo. Per questo è importante che il Paese definisca una strategia nazionale della gestione idrica, più attenta e circolare, con interventi concreti che favoriscano l’adattamento ai cambiamenti climatici e permettano di ridurre da subito i prelievi di acqua evitandone anche gli sprechi”.  

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FULMINI, cala il numero di vittime negli Stati Uniti https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/fulmini-cala-il-numero-di-vittime-negli-stati-uniti/ Tue, 20 Jul 2021 10:47:17 +0000 https://www.iconameteo.it/primo-piano/fulmini-cala-il-numero-di-vittime-negli-stati-uniti/ Sale a tre il numero dei morti colpiti da un fulmine nel 2021 negli Stati Uniti. Considerando che siamo a metà della stagione dei temporali, è un numero molto basso rispetto agli ultimi anni. Tre le vittime quest’anno: una ragazzina di 15 anni, colpita da un fulmine in Georgia, un uomo di 70 anni che …

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Sale a tre il numero dei morti colpiti da un fulmine nel 2021 negli Stati Uniti. Considerando che siamo a metà della stagione dei temporali, è un numero molto basso rispetto agli ultimi anni.

Tre le vittime quest’anno: una ragazzina di 15 anni, colpita da un fulmine in Georgia, un uomo di 70 anni che aveva cercato riparo sotto un albero in un campo da golf nel New Jersey e l’ultimo, un uomo di 71 anni che cercava riparo durante un temporale in Pennsylvania.

Ogni anno negli Stati Uniti si contano decine di morti provocate dai fulmini. Tra il 2011 e il 2020 lo stato più “pericoloso” è stato la Florida con 49 morti associate a fulmini, seguito dal Texas con 22 morti, Alabama con 14 morti, Carolina del Nord e Arizona con 12 morti. In tutto, in questo periodo, sono morti 194 uomini e 56 donne.

Rispetto a 15 anni fa la situazione sta cambiando. Nel 2006 sono morte 48 persone, ma nel corso degli anni il numero di vittime è calato gradualmente, salvo qualche eccezione: nel 2009 si sono contate 35 vittime, nel 2015 28 vittime, nel 2020 solo 17. Il 2021 sembra confermare questa tendenza: alla fine del mese di maggio di quest’anno non si sono contate vittime negli Usa, il che è qualcosa che non è mai accaduto negli ultimi 15 anni.

Arrivati a questo periodo dell’anno in media si contano già 14-15 vittime, ma nei prossimi mesi il numero potrebbe aumentare: mediamente ad agosto le vittime aumentano a 20-22, e tra settembre e ottobre fino a 25.

Perché questo calo? I fattori in gioco sono tanti. Il meteorologo Chris Vagasky di Vaisala, una compagnia tecnologica specializzata nell’individuazione dei fulmini, ha spiegato che tra metà maggio e la fine di giugno il numero di fulmini sugli Stati Uniti (80 milioni) era del 17% inferiore alla media. Ma probabilmente c’è anche una maggior consapevolezza delle persone sui rischi e i comportamenti da seguire in caso di forti temporali.

E in Italia? Non esistono attualmente studi relativi al numero di vittime e ai danni alle persone causati da fulmini. Quello che sappiamo è che in media nel nostro Paese cadono più di 1.600.000 fulmini all’anno1, concentrati soprattutto tra luglio e agosto. La regione più colpita è il Friuli, ma seguono l’area dei laghi lombardi, la zona di Roma e le aree alpine e appenniniche. Quest’anno, secondo il conteggio del centro Météorage, in Italia si sono contati oltre 1.950.000 scariche.

Attenzione ai fulmini: le buone pratiche per ridurre i rischi

Quando sta per arrivare un temporale è sempre bene ricordarsi alcune semplici nozioni per capire quali comportamenti adottare. Innanzitutto bisogna sapere che un oggetto più alto rispetto all’area circostante ha una maggiore probabilità di esser colpito da un fulmine (parliamo di alberi, torri o tralicci). Quando il fulmine colpisce l’oggetti, la corrente si disperde nel terreno. Per questo motivo trovarsi anche solo nelle vicinanze può rappresentare un rischio.

Al chiuso siamo al sicuro? Non sempre. Quando ci troviamo in un luogo chiuso, soprattutto se metallico (automobile) o di cemento armato possiamo generalmente considerarci al sicuro. Ma dobbiamo ricordarci che il fulmine può raggiungere anche l’interno degli edifici, percorrendo i cavi elettrici o altre strutture metalliche collegate all’esterno. Quando un fulmine colpisce l’antenna, ad esempio, la scarica può percorrere i cavi, danneggiando l’impianto e i dispositivi connessi, con il rischio anche di prendere la scossa.
Quando siamo in acqua il rischio è alto. Sulla superficie piana dell’acqua, noi saremmo infatti il punto più alto, quindi un obiettivo potenziale per i fulmini. Inoltre l’acqua è un ottimo conduttore d’elettricità.
Se ci si trova in gruppo è meglio restare distanti, ad una distanza di almeno 10 metri.

Tutte le norme di comportamento: Fulmini e temporali: come comportarsi durante un evento instabile
1. Fonte Epicentro Istituto Superiore di Sanità
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L’impatto del cambiamento climatico sulle piogge monsoniche https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/limpatto-del-cambiamento-climatico-sulle-piogge-monsoniche/ Tue, 02 Mar 2021 13:43:41 +0000 https://www.iconameteo.it/news/notizie-mondo/limpatto-del-cambiamento-climatico-sulle-piogge-monsoniche/ Sul numero di gennaio del Bullettin of the American Meteorological Society è stato pubblicato un importante articolo dal titolo “Monsoon Climate Change Assessment” dedicato ai monsoni e all’impatto del cambiamento climatico su di essi. Il lavoro, corredato da una corposa bibliografia scientifica, propone una valutazione (assessment) di tutto quello che oggi  la scienza può dirci sul …

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Sul numero di gennaio del Bullettin of the American Meteorological Society è stato pubblicato un importante articolo dal titolo Monsoon Climate Change Assessment” dedicato ai monsoni e all’impatto del cambiamento climatico su di essi. Il lavoro, corredato da una corposa bibliografia scientifica, propone una valutazione (assessment) di tutto quello che oggi  la scienza può dirci sul recente passato e sul futuro delle piogge monsoniche, mettendo in luce i risultati acquisiti e le incertezze che rimangono.

Figura 1: schema circolatorio del monsone estivo. Fonte: https://climate.ncsu.edu/edu/Monsoons – traduzione IconaClima

Le piogge monsoniche influenzano numerose aree del globo ed esercitano un sostanziale impatto economico e sociale su circa due terzi della popolazione mondiale: nelle aree interessate da una circolazione di tipo monsonico si osserva tipicamente una stagione molto piovosa seguita da una stagione secca, con un’inversione totale della circolazione dei venti da un semestre all’altro. I monsoni hanno origine dal riscaldamento differente delle terre emerse rispetto a quello della superficie oceanica e la loro dinamica, a livello basico, è relativamente semplice da comprendere: sono di fatto gigantesche circolazioni di brezza mosse dal contrasto termico terra-mare. Durante la stagione calda la terraferma si scalda molto più intensamente rispetto al mare e sopra di essa si sviluppa un’area di bassa pressione la quale richiama correnti umide dall’oceano in direzione del continente, dove tendono a sollevarsi condensando in nubi e precipitazioni. Sull’oceano, relativamente più freddo, nasce una corrente discendente al di sopra di un’area di alta pressione, mentre ad alta quota i venti si muovono dal continente verso l’oceano, chiudendo la circolazione. Durante l’inverno la circolazione si inverte e a basse quote i venti, asciutti e freschi, soffiano dal continente verso l’oceano.

Figura 2: le zone del mondo interessate dai monsoni (immagine da: Endo, H., e A. Kitoh, 2014, https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/2013GL059158)

Le regioni del globo soggette ai monsoni sono numerose (figura 2): fra i più famosi e importanti ricordiamo il monsone indiano, il monsone asiatico-australiano, il monsone nord americano e il monsone dell’Africa occidentale. Probabilmente il pensiero della maggior parte di noi, sentendo il termine “monsone”, va al monsone indiano e, ciò, possiamo scriverlo, a buon ragione. Si tratta infatti di un monsone particolarmente intenso generato dal contrasto termico tra l’Oceano Indiano e l’immenso continente asiatico, un contrasto esaltato dalla presenza della catena montuosa più alta del pianeta e dall’immenso altopiano del Tibet: non è un caso che i luoghi più piovosi della Terra, dove si possono misurare anche 10 metri di pioggia in un anno, si trovino proprio in questa parte del mondo.

Naturalmente la domanda fondamentale a cui gli scienziati cercano risposte è: quale impatto ha avuto e, ancora di più, potrà avere in futuro il cambiamento climatico, indotto dai gas serra, sull’intensità delle piogge monsoniche? Il cambiamento climatico si manifesta in modo evidente con un rialzo delle temperature medie globali, un aumento che sappiamo essere maggiore sulle aree continentali rispetto agli oceani. Questa circostanza è certamente in grado di determinare cambiamenti nella circolazione generale (a grande scala) con ripercussioni sulle circolazioni monsoniche. L’aria più calda, inoltre, può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo (secondo la relazione di Clapeyron-Clausius circa il 7% in più per ogni grado) che può condensare e dare origine a piogge più abbondanti (nella realtà esistono fattori termodinamici che limitano la conversione effettiva in pioggia a valori inferiori, circa il 5%). Questo quadro è ulteriormente complicato dal fatto che i monsoni, così come quasi ogni fenomeno meteorologico, sono caratterizzati da una forte variabilità che può manifestarsi anche su scale temporali pluridecennali; tale variabilità può mascherare alcune tendenze di fondo (come la quantità annuale media di pioggia) rendendo difficili le analisi di attribuzione e ciò vale sia per le serie di osservazioni, sia per gli output modellistici. Tra le cause che possono influire sulla variabilità dei monsoni ci sono le cosiddette “oscillazioni” oceaniche, di cui la IPO (Interdecadal Pacific oscillation) è un esempio (un oscillazione con un periodo di 15-30 anni che vede alternarsi anomalie di acque calde o fredde fra i tropici e le latitudini medio alte). E’ assai utile ricordare che nel recente passato gli anni dal 1950 al 1980 hanno visto una riduzione delle piogge monsoniche sulla terraferma su tutto l’emisfero settentrionale, a cui ha fatto seguito una ripresa dopo gli anni ottanta. La spiegazione ritenuta più attendibile per motivare questo andamento chiama in causa gli aerosols di origine antropica (in particolare quelli contenenti composti dello zolfo e responsabili del fenomeno delle cosiddette “piogge acide”) insieme agli aerosols di origine vulcanica. Gli aerosols disperdono la radiazione incidente riscaldando l’atmosfera e rinfrescando la superficie; inoltre influenzano direttamente la formazione e la composizione delle nubi e di conseguenza le precipitazioni. A seguito delle misure anti inquinamento introdotte negli ultimi decenni le concentrazioni degli aerosols sono molto diminuite e pertanto si ritiene che oggi stia emergendo il segnale di fondo dell’andamento a lungo termine delle piogge, quello associato all’aumento della concentrazione dei gas serra.

Figura 3. Variazione della precipitazione annuale media (espressa in mm/giorno). La variazione è prevista per il periodo 2065-99 nello scenario SSP2-4.5 relativamente al periodo 1979-2013. Immagine tratta da: https://journals.ametsoc.org/view/journals/bams/102/1/BAMS-D-19-0335.1.xml

Prima di esaminare brevemente ai risultati più significativi, ricordiamo che la maggior parte di questi si basano sullo studio dei dati del passato e sull’analisi delle simulazioni fornite dai modelli del clima. Gran parte della letteratura recente ha utilizzato i prodotti del progetto CMIP5 (Coupled Model Intercomparison Project 5), ma ultimamente stanno uscendo anche le prime analisi basate sul CMIP6, che utilizza modelli di nuova generazione. I modelli climatici usati nel CMIP6 hanno mostrato di possedere una maggiore sensibilità climatica (non è una buona notizia: significa che il clima potrà rispondere più intensamente alle forzanti antropogeniche) e tale sensibilità si ripercuote anche nella simulazione delle precipitazioni. Tuttavia, sebbene migliorati, anche i nuovi modelli condividono con i precedenti “errori comuni e grandi differenze nei risultati tra di essi (large intermodal spread)”.

Il risultato più robusto (“high confidence” nel gergo scientifico) che mette in accordo tutte le proiezioni è l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi, sia sulla scala temporale dei giorni che in quella delle ore. L’incremento delle piogge più intense è dovuto in gran parte all’aumentata disponibilità di vapore acqueo a disposizione durante gli episodi a carattere convettivo, come accennato nell’introduzione. Il rapporto sottolinea che l’estremizzazione potrà essere favorita anche dalla crescente urbanizzazione che si osserva in alcune delle aree del pianeta influenzate dai monsoni. Come sappiamo le città sono contraddistinte dal fenomeno dellisola di calore urbana che secondo molti studi influisce, oltre che sulle temperature, anche sulla intensità e sulla distribuzione delle piogge. Una conseguenza che a prima vista può apparire paradossale è che l’aumento degli episodi piovosi estremi sarà associato anche ad una crescita del rischio di siccità: questo perché gli eventi piovosi saranno intervallati da lunghi periodi asciutti, durante i quali le alte temperature favoriscono un’intensa evapotraspirazione, e da una diminuzione delle piogge di debole/moderata intensità.

Per quanto riguarda la quantità media di pioggia annuale le proiezioni modellistiche disegnano uno scenario più variegato e, come sottolineato, reso più incerto dalla forte variabilità interna del sistema climatico. L’andamento medio della piovosità è meno legato, rispetto agli episodi estremi, alla relazione di Clapeyon-Clausius e maggiormente influenzato dalle variazioni della circolazione atmosferica. Per di più i modelli mostrano un risultato che, stante il maggior contrasto termico terra-mare, appare del tutto contro intuitivo e cioè che l’intensità delle circolazioni monsoniche in un mondo più caldo tende complessivamente a diminuire, una circostanza ancora poco compresa ma che potrebbe trovare spiegazione nel diverso tasso di riscaldamento tra i due emisferi. In generale le piogge monsoniche sono previste in crescita nell’emisfero settentrionale, con la sola eccezione del monsone nord americano (comportamento spiegato dalle variazioni di temperatura attese sul vicino Oceano Pacifico), mentre sono previsti pochi cambiamenti nell’emisfero australe. Le diverse regioni del globo risponderanno in modo diverso alle forzanti climatiche antropogeniche, ma nel caso del monsoni dell’Asia orientale e del monsone indiano la crescita della precipitazione media è considerata probabile (high confidence). Inoltre, in generale, la stagione delle piogge monsoniche nell’emisfero settentrionale diverrà più lunga a causa di una cessazione più tardiva.

 

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